
Scienza e scoperte
Gli astronomi svelano le deboli galassie dietro i misteriosi puntini rossi dell'universo primordiale
Gli astronomi hanno individuato le deboli galassie ospiti che circondano 217 misteriosi «piccoli puntini rossi», offrendo una visione più chiara di oggetti comparsi quando l'universo aveva appena circa un miliardo di anni. I risultati rafforzano l'ipotesi che molte di queste sorgenti compatte contengano buchi neri supermassicci in rapida crescita.
Utilizzando osservazioni ad alta definizione del telescopio spaziale James Webb nella regione COSMOS-Web, i ricercatori hanno modellizzato e rimosso l'intensa luce centrale di ciascun oggetto. Hanno poi combinato le immagini per rilevare la luce stellare, molto più debole, che li circonda. Alle lunghezze d'onda del rosso studiate, le galassie ospiti contribuivano soltanto per circa il 10% alla luce totale, mostrando quanto le loro regioni centrali le sovrastino in luminosità.
Le galassie appena rese visibili sono insolitamente compatte. Hanno dimensioni pari a circa il 40% di quelle delle galassie tipiche dello stesso periodo primordiale, ovvero a circa il 4% di quelle dell'attuale Via Lattea, e si stima che ciascuna contenga un miliardo di stelle. Studi precedenti suggeriscono che i buchi neri centrali potrebbero avere masse comprese tra 10 milioni e un miliardo di volte quella del Sole, sebbene le stime restino molto incerte.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che alcuni buchi neri supermassicci potrebbero aver accumulato gran parte della propria massa prima che le rispettive galassie formassero la maggior parte delle loro stelle. L'esatta natura e l'evoluzione dei piccoli puntini rossi restano irrisolte, ma gli astronomi dispongono ora di un metodo più solido per indagare come le prime galassie e gli enormi buchi neri siano cresciuti insieme.