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Una zona umida galleggiante riduce fino al 31% le emissioni di un bacino per le acque reflue
Una zona umida galleggiante installata in un bacino australiano per le acque reflue ha ridotto le emissioni complessive di gas serra di una percentuale compresa tra il 22% e il 31% in una sperimentazione di due anni, fornendo le prime evidenze che le piante su piattaforme galleggianti potrebbero contribuire a ridurre l'impatto climatico del trattamento delle acque.
I ricercatori hanno collocato una piattaforma di circa 330 metri quadrati, piantumata con canne, giunchi e carici autoctoni, in un canale di un bacino di raccolta in funzione a Phillip Island, nello stato di Victoria. Un canale parallelo privo della zona umida è servito da controllo, mentre i sensori monitoravano continuamente anidride carbonica, metano e protossido di azoto.
Rispetto al controllo, le emissioni di metano sono diminuite di una percentuale compresa tra il 32% e il 66%, quelle di anidride carbonica tra il 24% e il 36% e quelle di protossido di azoto del 18%. Le riduzioni sono diventate evidenti entro quattro-sette mesi, prima che si rilevassero cambiamenti sostanziali nelle concentrazioni di nutrienti. Ciò suggerisce che l'assorbimento dei nutrienti da parte delle piante non spieghi interamente l'effetto, anche se la precisa combinazione di processi biologici e fisici resta incerta.
La raccolta della vegetazione ha provocato brevi picchi nelle emissioni di metano, rientrati entro un mese. I ricercatori avvertono inoltre che l'esperimento ha riguardato due canali in un solo sito, anziché l'intero bacino: sono quindi necessarie ulteriori sperimentazioni in climi, configurazioni dei bacini e condizioni operative differenti.
Le zone umide galleggianti possono essere aggiunte ai bacini esistenti senza richiedere altro terreno o importanti modifiche infrastrutturali, rendendo questo approccio un complemento potenzialmente pratico ad altre misure di riduzione delle emissioni.